Non è il caso di paragonarle. Ma non è un paragone. Solo, due pubblicità di questi giorni ruotano intorno ad uno stesso concept, quello dell’attesa. I due spot a cui mi riferisco sono quello di Campari Red Passion e quello di Acer Aspire S3. Due play e poi veniamo ai commenti.
L’attesa, dunque, fa da guest star delle riflessioni dei due film. Ma nonostante tutto, essi vanno a parare in due direzioni totalmente differenti, anzi piuttosto opposte. Se per Campari è il “prima che tutto cominci”, per Acer è il “finalmente è cominciato”. Intendiamoci: trovo che siano entrambe delle strade interessanti. Anche se, ad essere franca, dal film Campari sono stata completamente rapita. Ma beh, c’è la regia di Joel Shumacher, un concept che proviene dalle pagine di Lessing, ma poi la fotografia, i costumi, che lavoro pazzesco di art, di copy, di tutto. Ok. Scusate. Dicevamo.
I due film sono diavolo e acquasanta. Ognuno dei due sembrerebbe escludere l’altro, e mi chiedo in mezzo a tutti questi spot che vediamo ogni giorno, che dovremmo capirci noi, parlano di vita, dovremmo ascoltarli? E in questo caso, chi dei due? Dovremmo sorseggiare la vita, o dovremmo accenderla in un click? Sono due modi opposti di guardare alla nostra esistenza. Eppure, trovo che la lentezza dell’uno non esclude la velocità dell’altro. C’è una bellezza, un equilibrio, una perfezione nel paragonare queste due dimensioni temporali: il romanticismo della prima, il godere del proprio tempo, e la dinamicità del secondo, vivere il proprio tempo anche in funzione di qualcosa. Nonostante tutto, permettetemi di dirlo: Acer ci vuole un po’ grigi, tristi, da un’altra parte, come se non avessimo nient’altro che quella webcam (anch’essa grigia). Campari ci vuole divertenti, sgargianti, grandi, forse anche troppo: eroi.
Non c’è niente di pubblicitario, forse, in questo post. Dico solo che la pubblicità, quella di un certo livello, ha da insegnarci qualcosa. Credo che questi due film si completino a vicenda, per venire a capo dell’annoso problema, di come vivere il nostro tempo. Tra l’eroe e l’alienato, il Don Giovanni e l’innamorato pesce lesso, il bitter alcolico e il tè e il toast. Cinque anni di classico mi suggeriscono qualcosa: In medium stat virtus. Buona vita a tutti.
Ps. Allego il making of di Campari.. e scusatemi ancora per la foga.
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1 commento
ilmona says:
18 gennaio 2012 a 16:19 (UTC 2 )
credo che lessing avesse ragione ,il vero piacere è nell’attesa .raramente le risposte coincidono con quello che vorremmo sentirci dire ed è proprio in questa perenne discordanza , attenuata a volte dal caso , che trae forza la speranza e quindi la vita . avrei voluto vivere stando sempre un passo indietro , ma la bellezza di quella condizione mi spingeva a farne sempre un altro , per poter tornare indietro , dopo aver chiesto scusa e ricominciare :
Fino a ieri mi sentivo forte , vivo , le gambe cedevano al passo e il cuore scoppiava intrappolato , la mia gola era secca per via del parlare veloce e avrei potuto stare sveglio tutta la notte solo per un cenno . mi era bastato credere , quel piccolo spiraglio , quell’illusione che esso portava con se , mi aveva fatto tremare di gioia . forse avrei dovuto accontentarmi ; come sapere che nel momento stesso in cui provavo ad avvicinarmi ti perdevo . cosi ho aperto la porta per vedere se quella luce fosse più forte ; non c’era . era andata via portando con se , ciò che avevo di più sincero . sett 2009